E alla fine è arrivato il rabarbaro… L’ho intravisto su una delle tante bancarelle di frutta e verdura che colorano il mercato del sabato in Portobello Road: era lì, freschissimo, di un bel rosso sgargiante, e lo vendevano ad un prezzo stracciato… Pochi istanti, e la mia valigia del viaggio di ritorno si sarebbe appesantita di un paio di chili…
Tornata a casa, messo il mio rabarbaro al fresco in frigorifero, mi ripropongo di dedicargli il sabato mattina, perché so che fare la marmellata è un rito, e come tale ha bisogno dei suoi tempi e dei suoi gesti, insomma non è una faccenda che può essere sbrigata in quattro e quattr’otto una sera tardi dopo il lavoro di tutta una giornata…
E così è stato. Sabato mattina, sveglia presto, agitatissima come una scolaretta al suo primo giorno di scuola, banalmente perché non avevo mai cucinato niente con il rabarbaro (non avendolo mai trovato qui in Italia..), motivo per cui non avevo la più pallida idea di come se ne facesse la marmellata…
Mentre facevo colazione, con davanti il mio bel mazzo di rabarbaro, pensavo e ripensavo alla ricetta migliore, la mia mente creava combinazioni di ingredienti e immaginava per ognuno i possibili risultati…
Alla fine la “ricetta” più plausibile per la marmellata di rabarbaro mi è sembrata questa:
**Ho pelato il rabarbaro e tolto i filamenti come se fosse sedano (anche se sfortunatamente così facendo tutto il bel colore rosso si scarta), poi l’ho tagliato a tocchetti e fatto bollire 5-6 minuti con un pezzetto di limone. Una volta scolato da tutta l’acqua e tolto lo spicchio di limone, l’ho passato (sempre perché non sopporto nelle marmellate il cambio di consistenza della frutta a pezzetti) e pesato: orrore!, da quasi 2 chili di rabarbaro fresco avevo ottenuto solo 700 g di rabarbaro pulito e cotto… Con un po’ di magone per questa scoperta, ho calcolato di dover mettere circa 600 g di zucchero per chilo di rabarbaro: quindi nel mio caso più o meno 450 g. Ho messo purea di rabarbaro e zucchero insieme in una pentola e ho iniziato a cuocere la marmellata a fuoco medio, mentre man mano aggiungevo lo zenzero in polvere. In una mezzora la marmellata era pronta per essere invasata.**
La marmellata era venuta squisita. Ma pur nella soddisfazione di aver imbroccato a spanne la ricetta, non potevo essere più sconsolata: la marmellata era color cetriolo cotto, e la cosa mi metteva una tristezza infinita…
Questo dimostra peraltro che la mia ingenuità non ha limiti: mi era assolutamente noto che la marmellata di rabarbaro non fosse fucsia, avendola mangiata mille e una volta in Inghilterra, ma chissà per quale strano intrigo mentale ho sperato fino all’ultimo che una qualche alchimia rendesse la mia del bel rosso acceso che avrei voluto…







io nel giardino ho una pianta un poco striminzita di rabarbaro, ma leggendo la tua esperienza voglio provare a fare la marmellata, ciao, bellissimo il tuo blog. Marina
Cara Marina, posso chiederti la provenienza di questa piantina di rabarbaro? Perché se è vero che non lo posso comprare, è anche vero che lo potrei coltivare….!
molto interessante ciao
Abito in una cittadina del nord est, tra i monti.La mia vicina coltivava da molto una bella pianta di rabarbaro, così ho potuto assaggiare la sua marmellata. Da tre anni lei si è trasferita “abbandonando” il giardino, oggi con un’amica abbiamo fatto il furto :era un peccato lasciarla lì a seccare!!:-)
Sarà anche di un color cetriolo, ma sai com’è buona questa marmellata nelle crostate!! Ciao, ciao