
In questi giorni è quasi d’obbligo pensare alle persone a cui si vuole bene, anche se non ci sono più vicine.. E io ogni anno penso a mia nonna, che è stata una delle persone più importanti della mia vita e continua ad essere la mia luce e la mia fonte di saggezza. Lei aveva tutta la pazienza di questo mondo, e anche qualcosina in più, e mi parlava con ferma dolcezza per convincermi quando tutti gli altri desistevo anche solo dal provarci… Così per anni, lei è stata l’unica persona a riuscire a entrare nella mia testa e a scalfire pian piano gli spigoli più brutti e negativi di quel mio carattere testardo e intrattabile… Per anni, lei è stata l’unica a riuscire con i più svariati stratagemmi a farmi mangiare quando mi impuntavo dicendo che “quella roba lì, no, non l’avrei buttata giù neanche con la forza”…

Oggi ho cucinato una focaccia che avevo imparato a fare in Germania, e l’ho fatto pensando proprio a mia nonna, che da ragazza ha lavorato per anni nella Svizzera Tedesca, e da lì ha riportato con sé strani modi di dire [ricordo ad esempio che per un tempo lunghissimo tutti in famiglia usavamo " strunfose" per dire la calza-maglia...] ma anche sapori e ricette inusuali per la cucina di casa sua: i rösti di patate, la crostata alle prugne che lei chiamava vaje e nessuno ha mai saputo dirmi cosa volesse dire, i crauti che per lei indicavano qualsiasi tipo di cavolo cucinato in qualsiasi modo….
Focaccia ai crauti e mele
1 rotolo di pasta per focaccia
1 ciotola di crauti
1 mela preferibilmente rossa
1 confezione di formaggio fresco
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Innanzitutto si preparano i crauti della verza bianca in una padella con un filo d’olio e facendola poi cuocere lentamente con 2-3 cucchiai di aceto. Quando, una volta raggiunta una consistenza morbida, i crauti saranno pronti e un po’ raffreddati, si può passare a preparare la focaccia: si stende la pasta su una teglia ben oleata e ci si spalma sopra il formaggio fresco, poi la si cosparge di crauti e per finire ci si mette sopra la mela tagliata a rondelle. Si fa cuocere la focaccia a 180° per una mezzoretta.***





mmm…se solo non avessi lo stomaco indisposto…
Anche io ho avuto la fortuna di crescere con una nonna, un’arzilla vecchietta che mi ha fatto compagnia, o meglio, ci siamo fatti compagnia a lungo. Anche senza parlare lei era felice se restavo al suo fianco, io a leggere e lei a lavorare ad uncinetto.
E’ arrivata fino ai cento anni, poi si è stufata.
Complimenti; arrivato qui per caso, google-ando.
Molto carino il tuo blog. Ti visiterò più spesso.
Spero ti piaccia anche il mio blog.
Fabrizio